Ergofobia post depressione
Buongiorno gentili dottori
Premetto di essere già in cura da un ottimo psicologo da un po di tempo e di essere praticamente uscito da una grave depressione anche grazie al suo lavoro.
L'unico neo è che essendo praticamente uscito da questa lunga depressione ora, dopo tempo di inattività devo mettere il muso fuoti e trovarmi un occupazione.Forse perché vivo in una situazione economica più che buona, forse perché ho i genitori che mi viziano un po, non trovo il coraggio di cercare un lavoro e questa situazione non riusciamo, con il dottore, a risolverla.Lui dice di iniziare a piccoli passi per riabituarmi e quindi di fare volontariato presso una casa di cura, che ha già acconsentito, dove lavora mia madre perché l ambiente e povo stressogeno e perché potrei gestirmi il monte ore autonomamente e non solo.Qualche settimana fa ho avuto occasione di aiutare qualche ora mio zio fuori città e sono stato anche retribuito.E c'è occasione di ripetere tra pochi giorni sempre lontano da casa con tanto di petmanenza notturna di qualche giorno.Mio zio è bravo e l ultima volta mi sono sentito anche abbastanza a mio agio però adesso sento un freno e una paura che non riesco , al contrario fel mio terapeuta, ad accettare.Io sono molto severo con me stesso e sono combattuto se reagire ad urto (sconsigliato dal tetapeuta) o ascoltare le mie paure e fare piccoli passi...accetto consigli con i limiti di un consulto virtuale
Premetto di essere già in cura da un ottimo psicologo da un po di tempo e di essere praticamente uscito da una grave depressione anche grazie al suo lavoro.
L'unico neo è che essendo praticamente uscito da questa lunga depressione ora, dopo tempo di inattività devo mettere il muso fuoti e trovarmi un occupazione.Forse perché vivo in una situazione economica più che buona, forse perché ho i genitori che mi viziano un po, non trovo il coraggio di cercare un lavoro e questa situazione non riusciamo, con il dottore, a risolverla.Lui dice di iniziare a piccoli passi per riabituarmi e quindi di fare volontariato presso una casa di cura, che ha già acconsentito, dove lavora mia madre perché l ambiente e povo stressogeno e perché potrei gestirmi il monte ore autonomamente e non solo.Qualche settimana fa ho avuto occasione di aiutare qualche ora mio zio fuori città e sono stato anche retribuito.E c'è occasione di ripetere tra pochi giorni sempre lontano da casa con tanto di petmanenza notturna di qualche giorno.Mio zio è bravo e l ultima volta mi sono sentito anche abbastanza a mio agio però adesso sento un freno e una paura che non riesco , al contrario fel mio terapeuta, ad accettare.Io sono molto severo con me stesso e sono combattuto se reagire ad urto (sconsigliato dal tetapeuta) o ascoltare le mie paure e fare piccoli passi...accetto consigli con i limiti di un consulto virtuale
[#1]
Gentile utente,
I consigli non servono a nulla, nemmeno quelli del suo terapeuta, che sicuramente la conosce bene,
Solitamente il lavoro psicologico mette il paziente nelle condizioni di decidere in autonomia, di comprendere cosa è più consono al suo benessere non consiglia o decide per lui.
Se ha conservato un buon ricordo del suo terapeuta, dovrebbe rivolgersi a lui, sono certa che saprà indirizzarla, adoperando il lavoro fatto con lei...
Dietro il suo dubbio si celano tanti interrogativi:
Responsabilità / rimanere figlio
Retribuzione/ dipendenza
Fatica/ immobilismo....e così via
I consigli non servono a nulla, nemmeno quelli del suo terapeuta, che sicuramente la conosce bene,
Solitamente il lavoro psicologico mette il paziente nelle condizioni di decidere in autonomia, di comprendere cosa è più consono al suo benessere non consiglia o decide per lui.
Se ha conservato un buon ricordo del suo terapeuta, dovrebbe rivolgersi a lui, sono certa che saprà indirizzarla, adoperando il lavoro fatto con lei...
Dietro il suo dubbio si celano tanti interrogativi:
Responsabilità / rimanere figlio
Retribuzione/ dipendenza
Fatica/ immobilismo....e così via
Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it
[#4]
Gentile utente,
concordo con quanto scrive la mia collega, dr.ssa Randone.
Nessuno può scegliere per lei. E' adulto.
Inoltre il suo "secondo" consulto assomiglia molto al "primo".
Non c'è un modo corretto di affrontare le paure.
Entrambe le strade possono dare frutti.
Restiamo in ascolto
concordo con quanto scrive la mia collega, dr.ssa Randone.
Nessuno può scegliere per lei. E' adulto.
Inoltre il suo "secondo" consulto assomiglia molto al "primo".
Non c'è un modo corretto di affrontare le paure.
Entrambe le strade possono dare frutti.
Restiamo in ascolto
Dr. Francesco Mori
Psicologo, Psicodiagnosta, Psicoterapeuta
http://spazioinascolto.altervista.org/
[#5]
Gentile Utente,
>>É più consono affrontare le paure o essere prudenti e lasciarsi tempo?<<
bisognerebbe capire prima quali sono le sue paure. Il termine ergofobia è molto generico e soprattutto non aiuta a comprendere cosa c'è dietro a questa definizione.
Di solito si tratta di difficoltà nel separarsi dal proprio ambiente famigliare e come conseguenza il timore di assumersi delle responsabilità, infatti nei lavori che ha scelto ci sono delle figure di riferimento della sua famiglia.
>>É più consono affrontare le paure o essere prudenti e lasciarsi tempo?<<
bisognerebbe capire prima quali sono le sue paure. Il termine ergofobia è molto generico e soprattutto non aiuta a comprendere cosa c'è dietro a questa definizione.
Di solito si tratta di difficoltà nel separarsi dal proprio ambiente famigliare e come conseguenza il timore di assumersi delle responsabilità, infatti nei lavori che ha scelto ci sono delle figure di riferimento della sua famiglia.
Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica
www.psicologoaviterbo.it
Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 6.8k visite dal 30/11/2013.
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