Pressione alta e scarsa risposta ai farmaci
Gentili dottori,
mio marito (51 anni) soffre da oltre dieci anni di pressione alta curata con farmaci. Da alcuni mesi, però, non risponde alla terapia consigliata dal medico curante prima e dal cardiologo poi che abbiamo recentemente consultato.
Attualmente, dopo essersi sottoposto ai seguenti esami:
1) elettrocardiogramma che non ha evidenziato nessun problema,
2)visita pneumologica che ha evidenziato un lieve problema di asma causato dall'allergia di cui soffre in modo non grave,
3)una ecocopordoppler di rene e surrene che è risultata nella norma. Il medico che l'ha eseguita ha evidenziato due calcoli, uno piccolissimo e uno un po' più consistente, la situazione, è rimasta pressocchè invariata ma assume molti più farmaci.
La sua pressione si è stabilita sui seguenti valori pressocchè costantemente: massima 150-170 (prima ancora più alta)e minima 80-90 (prima 100). Un vecchio monitoraggio della pressione indicava che i valori tendevano ad alzarsi durante il sonno.
Aggiungo che mio marito è un grande russatore e, a volte, ha delle apnee notturne. Inoltre suo padre ha avuto un infarto a 50 anni e poi un ictus.
Come ci consigliate di procedere? Deve essere seguito da un cardiologo? Dovrebbe fare altri esami? Quali? E infine, le apnee e il russamento possono avere aggravato la sua situazione?
Sono molto preoccupata e gli ho imposto di sostenere ritmi di lavoro molto meno intensi. Fino a qualche mese addietro lavorava dalle 8.00 alle 20.00 e anche oltre quasi ininterrottamente.
Ringrazio per le risposte che spero di ricevere.
mio marito (51 anni) soffre da oltre dieci anni di pressione alta curata con farmaci. Da alcuni mesi, però, non risponde alla terapia consigliata dal medico curante prima e dal cardiologo poi che abbiamo recentemente consultato.
Attualmente, dopo essersi sottoposto ai seguenti esami:
1) elettrocardiogramma che non ha evidenziato nessun problema,
2)visita pneumologica che ha evidenziato un lieve problema di asma causato dall'allergia di cui soffre in modo non grave,
3)una ecocopordoppler di rene e surrene che è risultata nella norma. Il medico che l'ha eseguita ha evidenziato due calcoli, uno piccolissimo e uno un po' più consistente, la situazione, è rimasta pressocchè invariata ma assume molti più farmaci.
La sua pressione si è stabilita sui seguenti valori pressocchè costantemente: massima 150-170 (prima ancora più alta)e minima 80-90 (prima 100). Un vecchio monitoraggio della pressione indicava che i valori tendevano ad alzarsi durante il sonno.
Aggiungo che mio marito è un grande russatore e, a volte, ha delle apnee notturne. Inoltre suo padre ha avuto un infarto a 50 anni e poi un ictus.
Come ci consigliate di procedere? Deve essere seguito da un cardiologo? Dovrebbe fare altri esami? Quali? E infine, le apnee e il russamento possono avere aggravato la sua situazione?
Sono molto preoccupata e gli ho imposto di sostenere ritmi di lavoro molto meno intensi. Fino a qualche mese addietro lavorava dalle 8.00 alle 20.00 e anche oltre quasi ininterrottamente.
Ringrazio per le risposte che spero di ricevere.
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Gentile Signora,
nei pazienti ipertesi si rendono spesso necessarie variazioni nel dosaggio o nella tipologia della terapia, non necessariamente legate ad una progressione della gravità della ipertensione stessa.
Nel caso di Suo marito, pur non conoscendo la sua storia clinica (altri fattori di rischio quali fumo, obesità, diabete, eccetera) integrerei gli esami già eseguiti almeno con un ecocolordoppler cardiaco e dei tronchi sovraaortici, prima di affidarsi ad un collega cardiologo per la successiva corretta gestione del percorso diagnostico e terapeutico.
Infine, l'esecuzione di un esame polisonnografico potrà risultare decisivo per la scelta della terapia più appropriata.
Nel frattempo, la pratica di blanda attività fisica e un regime alimentare povero di sale contribuiranno a tenere sotto controllo i valori pressori.
Cordiali saluti
nei pazienti ipertesi si rendono spesso necessarie variazioni nel dosaggio o nella tipologia della terapia, non necessariamente legate ad una progressione della gravità della ipertensione stessa.
Nel caso di Suo marito, pur non conoscendo la sua storia clinica (altri fattori di rischio quali fumo, obesità, diabete, eccetera) integrerei gli esami già eseguiti almeno con un ecocolordoppler cardiaco e dei tronchi sovraaortici, prima di affidarsi ad un collega cardiologo per la successiva corretta gestione del percorso diagnostico e terapeutico.
Infine, l'esecuzione di un esame polisonnografico potrà risultare decisivo per la scelta della terapia più appropriata.
Nel frattempo, la pratica di blanda attività fisica e un regime alimentare povero di sale contribuiranno a tenere sotto controllo i valori pressori.
Cordiali saluti
Fabio Fedi, MD
Specialista Cardiologo
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 1.9k visite dal 18/08/2010.
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Approfondimento su Ipertensione
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